Il bambino nello specchio

14 10 2007

Cortesy GalleriaGallerati

Dagli scritti di genere Di Tullio interpreta con lucidità la violenza che si sviluppa tra le pareti domestiche, declinata attraverso il suo sfogo verso la parte più debole: i figli. La logica narrativa è secca, diretta, limpida.Per non dar adito ad alcun alibi. La sfida creativa è sensoriale: parlare della violenza, senza mai farla vedere. Di seguito la critica all’opera: “Era il 1966. Nasceva Camillo Di Tullio (CDT) e nascevano le Fiabe sonore incise su vinile, a 45 giri. Come a dire che CDT è nato con la fiaba sonora? Sicuramente ne è stato influenzato. Nei dischi, il cantastorie dolce ci accompagnava nel regno fatato e parlava di cuore e di sogni… un cantastorie di cui ci si fidava. Ma una voce dolce, soave, può risultare molto inquietante se non si ha fiducia che ci porti in un luogo tranquillo. La sonorità della favola CDT l’ha subito fatta sua per distorcerla in incubo. Diffidate subito se una sua opera inizia con melodia di fiaba, vi aspettano sicuramente crudeltà, spietatezza, rappresentazione della vita nei suoi aspetti più miseri. Anche le favole dei Grimm o di Andersen erano dipinte da pennellate scure, crudeli, però quelle finivano bene. Il finale era catartico. CDT preferisce raccontarci storie disturbanti, che implodono, che si gonfiano pronte a scoppiare. Si augura che siamo noi a trattare la nostra vita e quella degli altri come una favola. A rispettarla. Il suo è come un avvertimento. Come se ci volesse avvertire che una fiaba è tale se si sta attenti a far andare la puntina lungo i solchi. Basterebbe poco, una distrazione, per raschiare la superficie della musica con lo stridio mostruoso della puntina che graffia il disco. Nell’opera di CDT la musica si fa subito più angosciosa, alle note di pianoforte che vogliono indicare la tranquillità della casa si sovrappone un incalzante ritmo che ci fa salire un groppo in gola. Le foto che ritraggono la porta bianca, le piastrelle limpide, i vetri smerigliati, subito si tingono di rosso, le voci si slabbrano, l’atmosfera ci fa salire brividi lungo la schiena. La serratura splendente, la porta candida, fatta di semplice legno, cercano di fermare una violenza, ma cedono. La ceramica si imbrunisce. Il legno si scheggia. Arrivano colpi che segnano un viso, passano il confine. Non c’è riparo che tenga quando l’orco è in famiglia. Le favole di CDT hanno sempre un finale bastardo.” Mauro Smocovich

Guarda il video del Vernissage della collettiva FUORI2 del gruppo artistico Zero6 in cui è stato presentato il video


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