Domestic installation

8 12 2006

Courtesy Galleria Gallerati

Non è detto che quello che ti aspetti da una mostra fotografica poi ce lo trovi, quando la vai a vedere; specialmente se a esporre è gente come Camillo Di Tullio. Gente che la macchina fotografica la maneggia, si, ma non più di quanto gli alpinisti fanno con la bandiera: sfilandola dallo zaino solo al momento culminante dell’impresa. Prima e dopo, si sa, è solo fatica: corda e piccozza e ramponi, lavoro insomma. Ecco, per Camillo Di Tullio il lavoro non è il clik dello scatto, ma tutto quello che c’è prima e tutto quello che viene dopo; e la sua corda i suoi ramponi si chiamano inversore, registratore, proiettore. Il punto è che esistono innumerevoli modi, per un artista, di essere fotografo, e il Di Tullio artista – se propriop in una sottocategoria vogliamo collocarlo – è quello che si direbbe un diaporamista. Di regola costruisce situazioni (ma situazioni forti, mica giochettini: storie, diresti) con un sistema che quando l’hanno inventato devono aver pensato a lui: il diaporama. Di regola. Poi capita che certe mattine si sveglia e decide che con la fotocamera al culmine di procedimenti laboriosi sono possibili anche cose diverse. Bhè una di queste è possibile sperimentarle nella sua Domestic Installation a Roma. Buona visione.

CG


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