Take Away

11 10 2009

E’ online sul profilo Flickr, gli scatti “take away“: una serie alla quale Di Tullio sta lavorando da qualche tempo. La poetica è semplice: catturare l’immediato senza modificarne lo status. Senza una fotocamera standard: solo un telefonino – i-phone per la precisione – e lavorarle sempre da telefonino per renderle “Like Polaroid”.

"Take away" by interno36

"Take away" by interno36





Liquid Cities & Identities – Video Art & Architecture event

21 09 2008

Il prossimo 27 Settembe e il 22 Novembre Camillo Di Tullio sarà presente con Pulstar all’evento Liquid Cities & Identities – Video Art & Architecture event presso il Micro museum di New York (Place: 123 Smith Street, Brooklin, New York – USA).

Qui maggiori dettagli  sull’iniziativa e qui.





Il bambino nello specchio: istallazione dedicata

23 06 2008

A partire dall’8 luglio, presso GalleriaGallerati, verrà presentato il video “il bambino nello specchio” con una istallazione dedicata [specific site installation]. Vernissage: 8 luglio 2008 – Galleria Gallerati, Via Apuania 55 [zona Piazza Bologna] – Roma. Orario: 19,00. More informations

Qui il video del Vernissage





Urban Identity: Video Art & Architecture event at New York

13 03 2008

Urban identity Il prossimo 30 Marzo Camillo Di Tullio sarà presente con Pulstar all’evento Urban Identity a Monkey Town- 58 N 3rd St, Williamsburg, Brooklyn, New York – USA. Per maggiori informazioni . Sulla Location, qui.





Liquid room – Video Art & Architecture event at the NCCA

27 01 2008

liquid-room-mosca.jpg Dal 1° febbraio per otto giorni, Camillo Di tullio sarà presente con il video Pulstar a Mosca presso Il National Center of Contemporary art. Pe maggiori informazioni sull’evento cliccare qui





After Urban – Video Art & Architecture event . New York

13 11 2007

After Urban Il prossimo 7 dicembre si inaugurerà After Urban, evento di video arte e architettura a New York. Camillo Di Tullio parteciperà con il video Pulstar. Per maggiori informazioni sull’evento





Il bambino nello specchio

14 10 2007

Cortesy GalleriaGallerati

Dagli scritti di genere Di Tullio interpreta con lucidità la violenza che si sviluppa tra le pareti domestiche, declinata attraverso il suo sfogo verso la parte più debole: i figli. La logica narrativa è secca, diretta, limpida.Per non dar adito ad alcun alibi. La sfida creativa è sensoriale: parlare della violenza, senza mai farla vedere. Di seguito la critica all’opera: “Era il 1966. Nasceva Camillo Di Tullio (CDT) e nascevano le Fiabe sonore incise su vinile, a 45 giri. Come a dire che CDT è nato con la fiaba sonora? Sicuramente ne è stato influenzato. Nei dischi, il cantastorie dolce ci accompagnava nel regno fatato e parlava di cuore e di sogni… un cantastorie di cui ci si fidava. Ma una voce dolce, soave, può risultare molto inquietante se non si ha fiducia che ci porti in un luogo tranquillo. La sonorità della favola CDT l’ha subito fatta sua per distorcerla in incubo. Diffidate subito se una sua opera inizia con melodia di fiaba, vi aspettano sicuramente crudeltà, spietatezza, rappresentazione della vita nei suoi aspetti più miseri. Anche le favole dei Grimm o di Andersen erano dipinte da pennellate scure, crudeli, però quelle finivano bene. Il finale era catartico. CDT preferisce raccontarci storie disturbanti, che implodono, che si gonfiano pronte a scoppiare. Si augura che siamo noi a trattare la nostra vita e quella degli altri come una favola. A rispettarla. Il suo è come un avvertimento. Come se ci volesse avvertire che una fiaba è tale se si sta attenti a far andare la puntina lungo i solchi. Basterebbe poco, una distrazione, per raschiare la superficie della musica con lo stridio mostruoso della puntina che graffia il disco. Nell’opera di CDT la musica si fa subito più angosciosa, alle note di pianoforte che vogliono indicare la tranquillità della casa si sovrappone un incalzante ritmo che ci fa salire un groppo in gola. Le foto che ritraggono la porta bianca, le piastrelle limpide, i vetri smerigliati, subito si tingono di rosso, le voci si slabbrano, l’atmosfera ci fa salire brividi lungo la schiena. La serratura splendente, la porta candida, fatta di semplice legno, cercano di fermare una violenza, ma cedono. La ceramica si imbrunisce. Il legno si scheggia. Arrivano colpi che segnano un viso, passano il confine. Non c’è riparo che tenga quando l’orco è in famiglia. Le favole di CDT hanno sempre un finale bastardo.” Mauro Smocovich

Guarda il video del Vernissage della collettiva FUORI2 del gruppo artistico Zero6 in cui è stato presentato il video





EroticArt

13 06 2007

Il prossimo 16 giugno inizierà il tour EroticArt: una collettiva d’autori che tratta, sotto diverse forme, il tema dell’eros.

Camillo Di Tullio è presente con il video PULSTAR.

Date e locations disponibili qui





Domestic installation

8 12 2006

Courtesy Galleria Gallerati

Non è detto che quello che ti aspetti da una mostra fotografica poi ce lo trovi, quando la vai a vedere; specialmente se a esporre è gente come Camillo Di Tullio. Gente che la macchina fotografica la maneggia, si, ma non più di quanto gli alpinisti fanno con la bandiera: sfilandola dallo zaino solo al momento culminante dell’impresa. Prima e dopo, si sa, è solo fatica: corda e piccozza e ramponi, lavoro insomma. Ecco, per Camillo Di Tullio il lavoro non è il clik dello scatto, ma tutto quello che c’è prima e tutto quello che viene dopo; e la sua corda i suoi ramponi si chiamano inversore, registratore, proiettore. Il punto è che esistono innumerevoli modi, per un artista, di essere fotografo, e il Di Tullio artista – se propriop in una sottocategoria vogliamo collocarlo – è quello che si direbbe un diaporamista. Di regola costruisce situazioni (ma situazioni forti, mica giochettini: storie, diresti) con un sistema che quando l’hanno inventato devono aver pensato a lui: il diaporama. Di regola. Poi capita che certe mattine si sveglia e decide che con la fotocamera al culmine di procedimenti laboriosi sono possibili anche cose diverse. Bhè una di queste è possibile sperimentarle nella sua Domestic Installation a Roma. Buona visione.

CG





LA GABBIA

8 11 2006

Prodotto da DTF inc.

Buio. Silenzio. La Gabbia, solo alla fine capisci che si chiama così, e capisci pure perché si chiama così.Quando comincia il buio prende forma e che d’un tratto diventa una faccia. Tra questa faccia e quella scritta scorre una storia. Storia di un uomo che brancola nella penombra e che sembra implorarti per quello che sta per fare.La gabbia è una storia che ti arriva dentro con rabbia, ti schiaffeggia l’anima per qualche minuto e poi se ne va, lasciandoti come seduto sul letto dopo un brutto sogno: con gli occhi smorzati sulla parete, ma messi a fuoco all’infinito.La gabbia che evoca una lotta contro il tempo e contro tutti, contro il proprio stesso io, e contro nessuno, è la visione estrema, senza scampo dell’insospettabile fragilità del confine che separa l’essere dal non essere. E’ il verosimile compendio di tutte le nostre insofferenze: la metafora riassuntiva, in fondo pietosa, di ogni umano non poterne più.

CG